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Alice Bassoli: la scrittrice che scrive gialli atipici

Interviste, cronaca e notizie
Sabato 13 giugno 2026

Alice Bassoli: una giallista atipica
(di Aurelio Armio)

Giovedì 18 giugno 2026, alla Biblioteca Civica Angelo Anelli di Desenzano del Garda, nella splendida cornice di Villa Brunati, si rinnova un appuntamento ormai consueto per gli amanti della letteratura noir e dei gialli: torna Alice Bassoli in compagnia del suo ultimo figlio letterario, “Il bosco obliquo” nato nel 2026.
Già, perché dopo “La ninna nanna degli alberi” (2018) e “Le streghe non dormono” (2025), l’autrice reggiana, di Reggiolo per la precisione, una cittadina nella bassa reggiano, in quella che potremmo definire una terra di confine con la provincia di Mantova ed il suo Oltrepò, si ripresenta ai lettori con la sua ultima fatica (o magari possiamo dire il suo ultimo piacere letterario): “Il bosco obliquo”.
Questo giallo si presenta subito con una novità rispetto agli altri. La vicenda si svolge non più a ridosso del Po dove le golene, gli argini, i boschi ripariali dove dominano pioppeti, salici bianchi, ontani e folti arbusteti… no… no… si cambia strada e si lasciano le umide e nebbiose sponde del grande fiume per immergerci in un altro ambiente, sebbene anch’esso ovattato e avvolto dalle nebbie: i primi contrafforti dell’Appennino Reggiano.
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Cambiano le terre, ma non cambiano sostanzialmente i piccoli paesi… Sempre di gente umile e laboriosa, sempre con antipatie e amori reali o platonici, di malumori e fatiche per sbarcare il lunario e, quasi sempre di rancori per torti fatti o subiti: insomma, tutte quelle faccenduole che accompagnano la vite delle persone nei piccoli paesi lontani dalle città. Paesi dove non c’è nulla a parte un parroco, forse (ma non sempre) un maresciallo dei Carabinieri, il sindaco, il bar del paese che rappresenta il centro della mondanità e della vita ancora più che la chiesa.
Ecco! É proprio alle falde dell’Appennino che Alice a deciso di far traslocare la sua storia.
Ma non è del “Bosco obliquo” che vorrei parlare, in parte l’ho già fatto qualche giorno fa con una mezza recensione proprio sulle pagine del nostro magazine.
Quindi, torniamo invece a parlare di Alice, una giallista atipica a mio parere.
Già! Oddio, Alice la regola che dice che in un giallo per essere un giallo ci deve essere un morto o comunque un crimine la rispetta in pieno, e fin qui ci siamo. Anzi, rispetta anche ciò affermano noti giallisti nostrani, cioè che il morto (o il crimine) deve essere a pagina 1, si può tollerare che sia a pagina 2 o 3: beh ci siamo anche qui tutto sommato.
Ma qui viene il bello, ovviamente secondo il mio parere (che non è né legge, né vangelo).
C’è una cosa che manca e che rende proprio per questo affascinante leggere la Bassoli: non c’è un investigatore come Dio comanda nelle sue storie gialle. Mi spiego!
Non c’è il Montalbano della situazione, non c’è Rocco Schiavone e nemmeno Ricciardi, non c’è il Botero di Roversi (anche lui nativo dalle parti di Alice, sebbene nel mantovano), non c’è nemmeno colion… ops… Coliandro di Lucarelli e, volando alto un Poirot o un Maigret… Niente di tutto questo.
Eppure nella sua atipicità Alice Bassoli sa tessere storie straordinarie dove le vittime, o comunque i crimini che scatenano la narrazione sembrano essere dei comprimari, assumere un ruolo marginale nello sviluppo della narrazione, come marginale a volte sembra la ricerca del colpevole, tanto poi, a scoprire chi è il cattivone ci si arriva comunque ma per strade diverse dalle consuete.
Quindi nelle vicende di Alice le vittime (sia che prendano una sassata in testa, o che vengano scaraventate in un pozzo o, peggio ancora vengano trovate senza testa) diventano una specie di collante che unisce, nel bene e nel male, gli abitanti dei luoghi dove si è perpetrato il delitto.
Un collante particolare, una colla che rimane appiccicaticcia ma che alla fine non solidifica e rinsalda nulla, unisce sì le persone, ma per loro è anche facile staccarsi dagli altri, mentre è più semplice per ognuno di loro puntare il dito contro gli altri, facendoli tirare fuori gli scheletri dai loro armadi per nascondere il più possibile quelli dei propri.
Questo atteggiamento delle persone coinvolte e travolte dalle vicende si accentua ancora di più ne “Il bosco obliquo” diventando quasi una caccia alle streghe (beninteso, che nulla ha a che fare con le streghe del libro precedente) dove odi e antipatie contagiano tutti, rendendoli, se vogliamo, un po’ tutti colpevoli del delitto feroce di cui stato vittima Francesco. Cito solamente il nome della vittima, per scoprire gli altri però è facilissimo: basta acquistare il libro e leggerlo.
Ma abbondoniamo le vicende dei libri e torniamo ad Alice Bassoli.
Cosa può trovare un lettore nel leggere “La ninna nanna degli alberi”, “Le streghe non dormono” ed “Il bosco obliquo”?
DI sicuro nel leggere i suoi libri, si trova in tutta la sua pienezza la reggianità di Alice Bassoli. Le sue storie sono ambientate nei suoi territori, da Reggiolo se apri una finestra quasi quasi le vedi le golene e gli argini del Po e vedi pure le prime alture dell’Appennino. I reggiani ed il loro territorio, se vogliamo, sono diversi dagli abitanti del parmense o del modenese, e sono bene lontani da quelli di Fidenza che vengono riconosciuti anche dai sordi per la loro erre terribile. I reggiani hanno una sanguignità diversa, gente di fiume, di campagna, ma anche gente di montagne e allevatori, gente umile e laboriosa, abituata a faticare per avere il necessario, spesso anche meno, per vivere, ma hanno insieme di coltura e storia tutta loro… Molti piccoli paesi sono lontani dalla città, paesi dove non c’è nulla per allontanarsi dalla solita è quasi ossessiva realtà quotidiana e dove emergono in ognuno di loro (almeno dei romanzi di Alice) contraddizioni, rabbie, gelosie e un insieme di sentimenti spesso contrastanti fra loro.
A mio parere lei racconta alla perfezione il suo territorio, soprattutto le genti che lo abitano, riesce a scavare nel profondo dei protagonisti delle sue storie: non è cosa facile diventare tante persone diverse e dare a ognuna di loro una propria anima, una propria identità.
Alice, inoltre, riesce anche a coinvolgere il lettore nei luoghi che racconta come se leggendo ci si trovasse al bar o per le strade dei paesi descritti a dialogare con i suoi personaggi…
Personalmente spesso mi è capitato. leggendo, quadi di trovarmi nelle piazze Brescello ed assistere ad uno dei consueti battibecchi tra Peppone e Don Camillo, oppure passeggiare sugli argini del Po nei pressi di Gualtieri e scorgere Ligabue, non il Luciano che canta (sebbene reggiano pure lui) ma l’Antonio a cavallo della sua scalcinata bicicletta che va in cerca di qualcosa da dipingere… Poi magari sento della bella musica e scopro di essere vicino Novellara, casa dei Nomadi. O per finire eccomi nell’Appennino, dove gli allevatori creano il formaggio più buon del mondo o vedo volare aquile sopra Ligonchio e mi imbatto in Matilde che cavalca sulla via di Canossa.
Ecco perché concludo riaffermando che Alice Bassoli è una scrittrice di gialli atipica: lei, attraverso casi di delitti che vengono comunque sempre risolti, racconta altro.
Racconta di un territorio, delle persone che lo vivono, delle loro vite e degli stati d’animo che pervadono in ognuno di loro.

Quindi, do appuntamento a tutti per il 18 giugno alla Biblioteca di Desenzano del Garda, io ci sarò…
E voi?
L'Astrolabio di Swanbook
Redazione: Desenzano del Garda
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