Curiosità, entusiasmo ed evoluzione: Caterina Musciarelli e la creatività nel DNA
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19 maggio 2026
Redazionale
E poi ci sono persone che hanno la poliedricità nel DNA.
Chi incontriamo oggi è vittima di questa sindrome da decenni.
Ma prima di entrare nel vivo della chiacchierata, soffermiamoci sul significato e sull’etimologia della parola “poliedricità”.
Prendiamola da lontano. Poliedricità deriva dal greco e, come tanti termini che derivano dal greco, è una fusione di due termini: “polýs” che significa molti e “hédra” che significa base. Un termine, poliedricità, che definisce l’essere poliedrico e che estende il concetto geometrico di solido con molte facce anche alla personalità umana. Quindi, parliamo della capacità di una persona di esprimersi in molteplici direzioni, emergendo in settori professionali o artistici diversi, magari anche di avere talenti diversi e, perché no, magari contrastanti fra loro.
Come accennavo nelle prima righe di questo articolo, chi incontriamo oggi incarna alla perfezione la definizione di “poliedricità” e possiamo anticipare che sarà una delle donne che riceveranno il prossimo 23 maggio, uno dei “Premi Donna Territorio & Cultura 2026” inseriti in “Primavera è Donna 2026”.
Lei è Caterina Musciarelli, fondatrice titolare di Scripta e Gadgetmania, aziende che operano nel settore della comunicazione e nella fornitura di gadget, trofei e abbigliamenti e oggetti promozionali.
Caterina, però, è molto altro, le sue esperienze personali e professionali vanno ben oltre il mondo dei gadget, un lungo viaggio che l'ha portata ad essere direttrice artistica di una nota discoteca di Desenzano del Garda, ma anche tra le più famose d'Italia... E poi ancora: giornalista freelancer, esperienze nel campo dell’intrattenimento, pubbliche relazioni e promozione aziendale, organizzazione di meeting, convention, animazione… mi fermo altrimenti andiamo all’infinito, aggiungo solo una cosa: mamma attenta e orgogliosa…
Ma lasciamo che sia lei a raccontarsi, rispondendo a qualche domanda.
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Ben trovata Caterina, ho iniziato a raccontarti partendo dal ruolo di responsabile artistica in una discoteca importante, ma vorrei andare un po' più indietro nel raccontarti, da Caterina bambina e poi adolescente. Cosa sognava di diventare la bimba Caterina quando andava a scuola e poi man mano crescendo?
Ero una bimbetta e sognavo di diventare Carla Fracci.
Ho studiato danza dai 3 ai 18 anni e quel mondo mi ha accompagnata per tutta l’infanzia e l’adolescenza. La danza ti insegna disciplina, presenza scenica, sacrificio e anche una certa sensibilità verso le persone e le emozioni.
Parallelamente, però, mi ero accorta abbastanza presto di “saperci fare” nelle relazioni umane. A scuola ero rappresentante d’istituto e riuscivo naturalmente a gestire le dinamiche interpersonali: quelle tra compagni di classe, con gli insegnanti e perfino con la presidenza.
Col tempo ho capito che, oltre alla creatività, avevo una forte predisposizione alla comunicazione, all’organizzazione e al contatto con le persone. Probabilmente è lì che è nata quella parte di me che ancora oggi mi accompagna nel lavoro e nella vita.
Immagino che i sogni di gioventù siano stati accompagnati anche da un percorso di studi prima di iniziare a lavorare…
Ho frequentato l’Istituto Tecnico Commerciale Bazoli a Desenzano del Garda, i classici cinque anni della “vecchia” Ragioneria, una scuola che allora ti dava una preparazione molto concreta e disciplinata.
Successivamente mi sono iscritta a Università degli Studi di Milano, alla facoltà di Scienze Politiche. Ho sostenuto i primi due esami, ma in realtà stavo già lavorando e vivendo esperienze professionali molto intense.
A un certo punto la vita reale ha iniziato a correre più veloce dell’università. E così mi sono ritrovata a imparare tantissimo direttamente sul campo, tra organizzazione, pubbliche relazioni, creatività e gestione delle persone.
Credo però che ogni esperienza, sia scolastica sia lavorativa, abbia contribuito a costruire il mio modo di affrontare il lavoro ancora oggi: con curiosità, pragmatismo e voglia continua di imparare. Mi appassiono presto di Giornalismo e Comunicazione e sono Pubblicista dal 1994.
Come sei diventata direttrice artistica in una delle più importanti discoteche del bresciano, ma forse anche di tutta Italia? Lascio a te il compito di svelare il nome del locale…
Lunedì 26 settembre 1983. Me lo ricordo ancora perfettamente.
Caspita… che odore di notte.
Mi sembrava di essere entrata in un nightclub la sera della chiusura. In realtà ero lì per un colloquio di lavoro e fuori era pieno giorno, erano circa le tre e mezza del pomeriggio. Eppure, nonostante la musica spenta e le luci accese, dentro quel locale si respirava già atmosfera.
Mi guardai attorno affascinata: la Venere di Milo all’ingresso, alta più o meno come me, il guardaroba con un soprabito dimenticato, un foulard a fiori e centinaia di appendini vuoti. Mi colpì anche quel piccolo ufficio collegato al guardaroba. Ricordo ancora quel tavolo nero, lucido, ordinato. Nella mia fantasia lo immaginavo ricoperto degli incassi della notte precedente.
Mi sentivo dentro un film.
E mentre fantasticavo sulla possibilità di diventare la nuova segretaria del club più in voga del momento, entrò lui: Puccio Gallo, il “padre padrone” del Sesto Senso Club.
Col tempo ho imparato quanto siano sbagliati certi pregiudizi legati al mondo dei locali notturni. All’epoca si tendeva a giudicare molto quel settore — mia madre addirittura volle informarsi tramite il direttore della banca e il prete del paese — ma io non avrei potuto incontrare un titolare migliore.
Puccio era concreto, rigoroso, entusiasta, pieno di idee, ma soprattutto una persona onesta e pulita. E insieme abbiamo costruito qualcosa di enorme.
Abbiamo creato la notte. E l’abbiamo fatta vivere.
Giorno dopo giorno, notte dopo notte, crescevano l’organizzazione, la competenza e la forza del locale. E mentre il Sesto Senso diventava sempre più famoso, io vivevo una delle esperienze professionali più intense e formative della mia vita.
Di fatto ero tutto: direttrice artistica, ufficio marketing, ufficio stampa, relazioni pubbliche, grafica, sponsor, organizzazione eventi, acquisti. All’epoca forse non si usavano nemmeno questi termini come oggi, ma senza accorgermene stavo costruendo un metodo di lavoro che mi sarebbe servito per tutta la vita.
Il Sesto Senso Club non è stato semplicemente una discoteca. È stato un pezzo di storia dell’intrattenimento italiano. Per oltre trent’anni ha rappresentato eleganza, qualità, eventi internazionali e una visione della notte completamente nuova.
E io ho avuto la fortuna di viverla da dentro.
Ma il viaggio continua anche dopo “Sesto Senso”…
Scripta cos’è? E poi: parlare di Scripta, se vogliamo è come Gadgetmania: è conseguenziale, come se un cordone ombelicale o un fil-rouge legasse le due cose… Del resto Gadgetmania è ormai una realtà consolidata non solo sul territorio, come è iniziato questo viaggio in un settore che forse per molti è sconosciuto, ma che in realtà è anche questo un simbolo della tua poliedricità, un settore dove tutto è creatività… Come è nato questo nuovo percorso professionale e, ovviamente, di vita?
Scripta SRL è un laboratorio di idee e soluzioni.
In fondo rappresenta perfettamente il mio modo di vedere il lavoro: creatività, comunicazione, intuizione, relazioni e capacità di trasformare un’idea in qualcosa di concreto.
Il progetto nasce nel 1997, quando “decido” di chiudere il capitolo professionale legato al Sesto Senso Club e intraprendere una strada 'in prima persona'.
Avevo vissuto per anni il mondo dell’intrattenimento, degli eventi, delle pubbliche relazioni e della comunicazione. A quel punto ho capito che tutta quell’esperienza poteva evolversi in qualcosa di diverso, ma con la stessa anima creativa.
Diciamo che anche al Sesto Senso avevo masticato perle di Marketing e Pubblicità. Realizzavo io i biglietti d'invito, avevo dimestichezza con loghi e grafiche.
Così nasce Scripta SRL e, successivamente, Gadgetmania.
Da allora operiamo nel settore della comunicazione attraverso l’oggetto promozionale. Io credo moltissimo nella forza di un regalo: un gadget non è mai soltanto un oggetto, ma uno strumento capace di creare relazione, memoria e identità per un’azienda.
Negli anni abbiamo seguito oltre mille clienti, selezionando articoli da tutto il mondo e cercando sempre soluzioni nuove, personalizzabili e coerenti con l’immagine del brand. Oggi lavoriamo con migliaia di prodotti e continuiamo a evolverci seguendo i trend, la moda e le nuove esigenze della comunicazione.
Alla base, però, è rimasto lo stesso spirito degli inizi: entusiasmo, ricerca, cura dei dettagli e voglia di costruire progetti insieme alle aziende.
A quali settori si rivolge Gadgetmania? Vale tutto o ci sono canali dove siete più presenti?
Gadgetmania si rivolge praticamente a tutti i settori, perché oggi la comunicazione attraverso l’oggetto riguarda qualsiasi attività che voglia lasciare un ricordo concreto del proprio brand.
Lavoriamo con aziende, agenzie, eventi, fiere, sport, beauty, farmaceutico, automotive, turismo, moda, ristorazione e mondo wellness. Sicuramente nel tempo abbiamo sviluppato una presenza molto forte nel settore cosmetico e hair beauty, anche grazie alle relazioni costruite negli anni.
In realtà il nostro lavoro cambia continuamente perché cambia il modo di comunicare delle aziende. C’è chi cerca il gadget elegante per fidelizzare un cliente importante, chi vuole creare merchandising moderno, chi invece punta su eventi, convention o operazioni promozionali mirate. La parte più bella è proprio questa: non vendiamo semplicemente oggetti, ma cerchiamo di capire l’identità del cliente e tradurla in qualcosa di concreto, utile e possibilmente anche emozionale.
E quando chiude a chiave la porta dell’ufficio, chi è Caterina? Cosa diventa fuori dal lavoro?
Quando chiudo la porta dell’ufficio torno semplicemente ad essere Caterina.
Una donna curiosa, molto legata agli affetti, alla famiglia e alle persone vere. Sono una persona che osserva tanto, ascolta tanto e che ha ancora entusiasmo per le cose nuove.
Amo tutto ciò che è creatività: la comunicazione, la musica, l’estetica, l’organizzazione, persino i dettagli che magari altri non notano nemmeno. Credo di avere ancora dentro quella parte artistica nata con la danza e cresciuta nel mondo dello spettacolo e degli eventi.
E poi c’è la parte più importante: essere mamma. È sicuramente il ruolo che mi rende più orgogliosa e che mi riporta sempre alla dimensione più autentica della vita.
Cosa sogna o quali sono per il futuro dell’imprenditrice e della persona?
Il mio sogno è continuare a evolvermi senza perdere entusiasmo.
Vorrei che Gadgetmania continuasse a crescere mantenendo però un’identità precisa, fatta di creatività, ricerca e rapporto umano con il cliente.
Abbiamo registrato il marchio e ne siamo orgogliosi.
Mi piacerebbe sviluppare sempre di più progetti personalizzati, idee originali, prodotti costruiti davvero intorno alle aziende e non semplicemente scelti da un catalogo.
... E presto... molto presto... parecchie persone si porteranno a casa questi trofei in cristallo personalizzati
Descriviti con tre parole o aggettivi che ti rappresentano...
Tre parole?
Curiosità, entusiasmo, evoluzione.
Con Caterina ci rivedremo sabato 23 maggio 2026