Game over: niente più Serie A per Pallacanestro Brescia
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29 giugno 2026
Pallacanestro Brescia: game over!
Niente più Serie A nel 2026/27 per la Leonessa, e non per demeriti sportivi ma per un guazzabuglio pseudo-economico
(A. Armio)
Nel titolo ho volutamente omesso il nome del title sponsor della squadra.
Sabalto 27 giugno: gli "Irriducibili" in attesa della conferenza stampa di Mauro Ferrari
Era nell'aria da settimane, forse ancora di più di quello che si possa pensare.
Aleggiava minacciosa e incombente, con la ferocia di una sentenza già promulgata e che qualcuno ha sempre avuto paura a ufficializzare.
Anzi, al contrario, l'unica dichiarazione che somigliava a qualcosa ufficiale arrivata dalla proprietà, poi diventata orfana di tutto il CDA della società, è stata una lapidaria affermazione che diceva che la Pallacanestro Brescia sarebbe rimasta a Brescia, peccato che, forse anche astutamente, non è stato specificato come e in quale categoria.
Comunque, il 27 giugno qualcosa è successo... finalmente!
Già!
Finalmente!
Dopo giorni, settimane di silenzio, di un silenzio che era diventato sempre più rumoroso, assordante... sì, assordante perché ovunque tutto urlava, compreso l'americano di Trieste.
Solo uno taceva, una fuga, o tentata fuga che rievocava altre fughe!
Eppure, finalmente, come Lazzaro, anche Mauro Ferrari è risorto, è ricomparso.
E finalmente è avvenuto il miracolo della conferenza stampa!
E il miracolo è stato pure doppio: Ferrari ha pure la voce per parlare dopo un mese e più di silenzio. Un mese dove tutti che, pur non sapendo tutto, comunque lo subodoravano.
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Quello che alla fine è successo ha ferito tantissime persone per le modalità in cui il delitto è stato commesso, anche se più o meno tutti se lo aspettavano: Brescia non ha più la Serie A di Pallacanestro.
E la cosa più atroce è che parliamo di una squadra che da anni non manca mai l'appuntamento con le Final Eight di Coppa Italia (una pure vinta) le le semifinali per il titolo nazionale (con anche una finale scudetto giocata contro la Virtus Bologna), eppure Pallacanestro Brescia non ha perso la Serie A perché è retrocessa sul campo e la beffa ,maggiore è che la gara 4 dalla semifinale persa quest'anno con Olimpia Milano (chissà, magari in un clima di minor tensione forse qualcosa poteva andare diversamente, anche se il senno di poi è aria fritta) è a tutti gli effetti l’ultima partita ufficiale della Pallacanestro Brescia targata Germani.
Ma torniamo a Mauro “Lazzaro” Ferrari, risorto e loquace con non mai.
Una strana loquacità, che a tratti è parsa pinocchiesca e in altri pilatesca, ma che analizzata con maggior calma la mattina dopo e ancora oggi, mi lascia addosso un alone di nebbia ancora più fitto che quello che mi ha avvolto assistendo alla conferenza stampa.
Non voglio puntare totalmente il dito contro il Ferrari imprenditore (oddio, magari un pochino anche sì), ma quello che mi ha convinto sì e, forse anche di più, convinto no è il Ferrari uomo. Ma andiamo avanti.
Una conferenza stampa che anziché chiarire e proporre reali soluzioni, lascia ancora più dubbi e ombre su un futuro del basket bresciano che definire incerto sarebbe quasi un'esagerazione di ottimismo, in quanto le possibili soluzioni sono vagamente possibili, prima di immaginarle reali.
Una conferenza stampa che Ferrari è ovviamente stato costretto a convocare, non poteva farne a meno, anche se forse non aveva nemmeno voglia di convocarla.
In fondo non si possono biasimare i tanti contrariati (è il termine più diplomatico che mi viene) per una situazione silenziosamente viscida e insopportabile (e non parla solo della tifoseria, beninteso).
Ma partiamo dall’inizio del pomeriggio di sabato 27 e dall’ironica e mesta corona… da funerale… posata con sarcasmo e tristezza all’ingresso della sede della società dagli “Irriducibili”, il cuore pulsante della tifoseria della Leonessa (erano presenti anche mercoledì 24 giugno alla Multisala OZ per un evento celebrativo di tutt’altro genere e con tutt’altro umore).
Devo dire che l’esordio di Ferrari, poi, è stato subito bizzarro: fuori, nel piazzale antistante la sede della squadra, c’erano i tifosi intonavano e, purtroppo volavano anche insulti; in sala stampa c’erano i giornalisti che durante la latitanza di Ferrari hanno comunque scritto cose, vere o non vere, come sempre fanno i giornalisti, cose che poi alla lunga si sono dimostrate più o meno tutte vere.
Lui, che fa? Subito attacca i tifosi perché quelle urla lo infastidiscono e la stampa per le cose che ha scritto, accusando i giornalisti di aver contattato colleghi qua e là per l’Italia alla ricerca di notizie (ma questo non è il lavoro del giornalista?).
Si dice che la miglior difesa è l'attacco, ma questo attacco a spada tratta io l'ho visto come un autogol e spiego anche il perché.
Gli "Irriducibili" posano la corona all'ingresso della sede della sociaetà
Dopo questa sortita difensiva, forse pensata più per farsi coraggio che per mera convinzione, io mi sono chiesto: ma che cosa si aspettava Ferrari dopo il lungo silenzio e ciò che ha fatto in segreto come un cospiratore? Voleva il tappeto rosso e la banda di stato ad accoglierlo? Ovazioni di giubilo e abbracci dei tifosi? Da una tifoseria che tra l’altro aveva pure criticato aspramente di recente; una tifoseria che è da sempre riconosciuta tra le migliori d’Italia e che, fino a prima del silenzio e dei fattacci segreti, mai aveva contestato la dirigenza; una tifoseria che ha sempre sostenuto la squadra e ancora di più nei momenti difficili.
Comunque, alla fine, inizia la sua arringa difensiva. Spiega, dice tante cose. Per carità giuste (?!?!?!) dal punto di vista imprenditoriale che giustificano la cessione del titolo a Matiasic…
(Quello della Pallacanestro Trieste per capirci… Quello che appena sbarcato a Roma ha fatto il copia incolla del discorso di presentazione fatto quando prese Trieste: non siamo qui per fare solo basket ma per portare un progetto… bla… bla… bla…).
Non è certo un segreto che per gestire una squadra e tenerla ad alto livello i costi sono elevatissimi, ma quello che è stato un errore enorme è stato il silenzio, il voler nascondere, l’aver fatto tutto da solo e di nascosto, di aver portato avanti le trattative in corso e di averlo fatto con il metodo “un uomo solo al comando” e di aver agito da “uomo solo al comando”. Quasi da uomo in fuga. Un comportando del genere, questo agire sott’acqua è forse sintomo di chi si è fatto ingolosire dai dollari matiasiciani piuttosto che reali problemi che forse era meglio rendere pubblici e vedere se si poteva trovare una soluzione?
E in tutto questo caos ci sono state le dimissioni di massa dell’interno CDA del 17 giugno che hanno aperto scenari di valutazione e interpretazione che potrebbero anche non essere allineati a ciò che Ferrari ha detto in merito nel corso della conferenza stampa.
Ferrari ha giustificato il silenzio sulla “trattativa segreta” (così tanto segreta da essere sulla bocca di tutti da settimane) con le necessità di mantenere riservatezza.
Dai, riservatezza su cosa, se da parecchie settimane la voce che Matiasic volesse il titolo sportivo di Brescia era praticamente a conoscenza di tutti?
Badate bene, non ne parlavano solo le testate e le tv bresciane o quelle che si occupano di pallacanestro, la notizia era ventilata da moltissime testate nazionali.
Già!
Nelle rassegne stampa nazionali che arrivano quotidianamente nella segreteria della nostra associazione da decine e decine testate di tutta Italia, tra le notizie c’era spesso il “Caso Germani – Matiasic”.
Ripeto, non sto giudicando l’imprenditore che giustamente ha fatto i suoi conti in solitudine, ma il comportamento dell’uomo, qui sinceramente fatico non poco a giustificarlo, l’uomo!
Un uomo, che sebbene cercasse di mostrare una certa sicurezza, aveva negli occhi tutto l’imbarazzo di dover giustificare qualcosa che alla fine era ingiustificabile.
Un uomo che non ha coinvolto nessuno nelle sue scelte, un uomo che, però, nel suo excursus in un caldo pomeriggio di inizio estate, dopo aver annunciato di non avere quegli assi nella manica, in cui qualcuno utopicamente sperava, si rende disponibile ad aprire un tavolo comune coinvolgendo tutti, istituzioni, possibili nuovi sponsor, il CDA dimesso, etc… per non far morire la pallacanestro a Brescia.
Dice che sono disponibili due titoli in A2 e due in B1 e che si mette a disposizione per acquisirne uno dei quattro titoli per lasciarlo al Comune o a chi vorrà subentrare; dice che ci sarebbe già pronto un potenziale proprietario sponsor per la nuova realtà; dice… dice… ne dice di cose… ma queste notizie su alcuni titoli disponibili immagino che provengano sempre da sue trattative private… dice… dice… dice che attorno al tavolo organizzativo bisogna sedersi alla svelta perché il tempo a disposizione è poco (però il tempo a disposizione non è sembrato così poco per la sua decisione di vendere a Matiasic se consideriamo da quando è iniziata a girare la voce). Adesso vuole coinvolgere tutti, prima no…
Si dice rammaricato che non sia presente Laura (Laura è Laura Castelletti, la Sindaca di Brescia) … oddio, chiaro che è una mia opinione personale, ma in un evento del genere non sarebbe stato più opportuno chiamarla Sindaca? Capisco che possa (forse) esserci confidenza e sintonia, ma si tratta pur sempre di una situazione particolare dove si sono chiamati in causa anche le istituzioni.
(P.S.: anch’io sono in ottimi rapporti con amministratori pubblici, e quando dico ottimi intendo che c’è una certa confidenza e in taluni casi amicizia, ma in eventi pubblici rimangono sempre il Sindaco, il Vicesindaco, l’Assessore ed il Presidente, poi al bar e al ristorante si fa come si vuole)
Sembrava quasi voler dare peso alla Sindaca e ad un rapporto cordiale con lei, che però è mancato nella gestione della trattativa di vendita della società. Attenzione, questo non vuol dire che lui non potesse continuare nelle sue scelte, ma sarebbe stato doveroso condividerle comunque,..
Quindi, perché all’improvviso ecco che Laura (la Sindaca) diventa protagonista imprescindibile di un futuro “urgentemente a rischio” quando tutto è andato a rotoli? Siamo sicuri che ci sia davvero la volontà di trovare una soluzione? Oppure anche la conferenza stampa, assolutamente necessaria perché temo che la piazza e la tifoseria, e non solo loro, si sarebbero scatenate non ci fosse stata, è stata un altro atto di una recita ben studiata, ma mal gestita da un improbabile regista?
Resta il fatto che un comunicato di Laura Castelletti diffuso in serata, dopo la conferenza stampa, è stato piuttosto duro nei confronti di Ferrari e del suo silenzio su quanto stesse architettando, pur riconoscendo all’imprenditore indubbi meriti per quanto fatto in passato. E il suo commento non è rimasto isolato all’interno del Broletto.
Ripeto… a mio parere è stata una conferenza stampa surreale… dove si è detto tutto per non dire niente…
Un po' come il "Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi" del Tancredi del Gattopardo.
Più volte nei discorsi di Ferrari sono comparsi qua e là i nomi di Graziella e Matteo (Graziella Bragaglio, ex presidentessa e Matteo Bonetti, ex consigliere, entrambi dimissionari con tutto il CDA dal 17 giugno).
Anzi, sulle dimissioni del CDA al completo in realtà nessuno dei giornalisti, se ben ricordo, non ha chiesto nulla, del resto era evidente che tutto quanto è accaduto è stata una scelta personale e unilaterale di Ferrari. Eppure lui si è sentito in dovere di precisare che è stato lui a dare l’input a tutti i componenti del CDA di dimettersi per tutelarli (vera o non vera questa versione, temo rimarrà un mistero) per lasciarli fuori e non coinvolgerli.
Ma mi chiedo, da ingenuo che sono, se proprio volevi tutelare fino in fondo Graziella Bragaglio, Matteo Bonetti e gli altri componenti del CDA dimissionario, non era meglio stare zitto? A mio parere (ma io sono un idiota ovviamente) non mi pare che gli abbia fatto un favore a toccare in questo modo l’argomento.
In pratica l’unica cosa certa è che Brescia fino a due settimane fa aveva una squadra in lotta per il titolo nazionale… ora non ha più nulla.
Sinceramente la tardiva conferenza stampa non credo che abbia cambiato nulla, ha solo aggiunto nuova nebbia e fumo attorno ad una vicenda molto triste.
La morale di questa favola qual è?
Non c’è!
Perché quello che è accaduto non è una favola, ma è realmente accaduto: Brescia non ha più la sua squadra nella Serie A di pallacanestro.
Poi ora si vanno a fare tutti i commenti e i ragionamenti sui poteri romani, sul presedente della federazione, su tutto e sul contrario di tutto… ma alla fine tutto ha un fondo verità: ricordiamoci che tutto ha avuto origine dalla volontà unilaterale di Ferrari di sbarazzarsi della Pallacanestro Brescia, perché l’impressione che ho è che Ferrari questo desiderasse e i dollari di Matiasic hanno fatto il resto.

