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Ho letto due libri… o forse era uno? Boh… non l’ho capito bene! Erano due, ma in parte sovrapponibili!

Interviste, cronaca e notizie
19 agosto 2026

Ho letto due libri… o forse era uno? Boh… non l’ho capito bene! Erano due, ma in parte sovrapponibili!
(A. Armio)

Una provocazione nel titolo? Oppure no?
Chissà...
Scopritelo voi...


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Partiamo dall’inizio!
Giovedì 30 luglio alla Biblioteca Civica A. Anelli, sulla splendida terrazza vista lago di Villa Brunati, si è tenuto un incontro con Paolo Roversi, uno dei migliori giallisti del panorama letterario nazionale.
Non è la prima volta, e sicuramente non sarà l’ultima che lo scrittore residente a Milano, ma mantovano di origine, di Suzzara, e molto legato alla sua terra e al Po, con il suo lento scorrere e le sue golene che contaminano da secoli la vita dei paesi che si affacciano lungo il suo corso.
Come sempre Roversi ha dimostrato il suo grande dono di saper coinvolgere i partecipanti alle sue presentazioni con grande capacità dialettica e inusitata simpatia, potremmo definirlo qualcosa di simile al protagonista di un “one man Show”, tanto è capace di interpretare sé stesso e, perché no, assumere le sembianze dei protagonisti dei suoi romanzi gialli.
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Naturalmente ho acquistato i due libri di cui si parlato nella serata: “E cosi per non morire” edito da SEM (Giangiacomo Feltrinelli Editore) con protagonista la profiler Gaia Virgili e “L’ultima cosa che sai” (Marsilio Editore) dove torna a indagare il giornalista Enrico Radeschi.
Che Paolo Roversi scriva bene è cosa risaputa, la sua scorrevolezza nella scrittura si mescola alla perfezione con il ritmo che sa dare agli eventi delle sue storie. Questa è una qualità importante per chi scrive narrativa gialla o noir, le storie devono coinvolgere il lettore così tanto da trascinarlo a leggere quasi d’un fiato il romanzo.
Se nel leggere un giallo si fa fatica ad andare avanti, vuol dire che qualcosa non funziona: un giallo è un film messo su carta, gli eventi si susseguono quasi ossessivamente e i dialoghi devo essere predominanti nella narrazione, perché nei gialli succedono cose e i protagonisti parlano e si confrontano per portare avanti le indagini, o anche per trovare il modo di sfuggire alla cattura.
Ma parliamo dei due racconti.
Sia in “E così per non morire” che in “L’ultima cosa che sai” un aspetto fondamentale di entrambe le storie è il “ritorno”.
Spiego!
Gaia Virgili in un momento particolare della sua esperienza professionale in unità investigative speciali in Europa, viene richiamata in Italia, a Milano, da un suo superiore che le chiede aiuto per dipanare la matassa di un intricato caso dove si sospetta la presenza di un serial killer. Gaia di fronte all’ipotesi di tornare nel suo paese d’origine non riesce a rifiutare l’invito per questa indagine.
Ma anche il buon Radeschi percorre la strada del ritorno nel suo pase natio nel mantovano, sul Po. Vuole tornare a casa per trascorrere la Pasqua con i suoi genitori, dopo anni che non accadeva. E anche lui si trova coinvolto, quasi inciampandoci dentro, in una strana vicenda, dove anche qui si sospetta che l’autore possa essere un serial killer.
In fondo il “ritorno” che coinvolge i due protagonisti delle due storie è qualcosa di romanticamente affascinante, difficile staccarsi completamente dalle proprie origini e difficile non tornarci, anche se dopo molto tempo.
Fin qui tutto bene… o no?
Tutto bene sì…
Ma anche no…
E qui andiamo sicuramente a rischio di critiche pesanti. Anzi, mi sa che ci casco dentro in pieno in una voragine di critiche.
Spiego ancora!
Come ho scritto nel titolo “Ho letto due libri… o forse era uno? Boh… non l’ho capito bene! Forse erano davvero due ma in parte sovrapponibili!”, voglio ribadire che questo articolo che non deve essere preso come una recensione, ma è semplicemente come un commento del lettore dopo aver letto in due giorni, entrambi i libri. Io amo leggere gialli e li leggo con l’occhio dell’appassionato del genere, ma anche con l’occhio (un po' cecato in questo caso) di chi si arrabatta nel tentare di scrivere gialli.
Perché i libri di Roversi a mio parere sono due, ma anche no?
Partiamo dall’inizio.
Le due storie sono pubblicate nel 2026, nel maggio quella di Gaia Virgili, qualche mese prima quella di Radeschi.
Mi direte: e questo che c’entra?
Vero ci può stare, anche se personalmente le avrei distanziate maggiormente, perché così facendo sembrerebbe che Roversi si stia un pochino “digiovannizzando”, pubblicando a raffica.
In entrambe le storie i due protagonisti sono accomunati dal ritorno, una in Italia, l’altro al paese natio. Beh ci sta…
Andiamo avanti: la vicenda di Radeschi è collocata attorno ai giorni di Pasqua del 2019; quella della Virgili nei primi mesi del 2020 (a ridosso del lockdown per il Covid).
E qui abbiamo il parallelismo del "ritorno" che coinvolge i due protagonisti... qui ho fatto la prima riflessione…
Procediamo...
Entrambe le vicende che si complicano strada facendo. Infatti si concretizza l’ipotesi che gli artefici degli omicidi siano dei serial killer… altro parallelismo fra i due libri…
Procediamo...
Poi sia per Gaia Virgili che per il buon Radeschi per scovare gli assassini della nostra epoca si parte da episodi molto simili degli anni sessanta… E siamo a tre…
Il killer della Virgili e quello di Enrico Radeschi ripropongono le loro vittime più meno nella stessa posizione di come sono state trovate le vittime negli omicidi degli anni sessanta… E quattro…
Per finire, in un caso e nell’altro si va a scartabellare nelle emeroteche leggendo gli articoli pubblicati ai tempi dei primi omicidi…

Insomma, due percorsi che a mio parere viaggiano un po' troppo paralleli per quanto riguarda lo sviluppo delle indagini… Troppo simili, sebbene Roversi abbia incorniciato due storie criminali, molto simili, una con il lockdown per Gaia Virgili e l’altra con il romantico ricordare momenti belli del passato al paese nartio di Radeschi…
Ma forse io avrei evitato di buttare sul mercato due storie che sembrano specchiarsi per lunghi tratti.
Comunque i miei pareri nulla tolgono, mi ripeto ancora, alla grande facilità di lettura che da sempre contraddistingua i gialli di Paolo Roversi.
E sia “L’ultima cosa che sai” che “E così per non morire” sono due letture che suggerisco agli amanti del genere giallo e noir, magari leggeteli a distanza di un anno l’uno dall’altro.
L'Astrolabio di Swanbook
Redazione: Desenzano del Garda
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