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L’Arpa di San Venanzo: l’arpa che non si pizzica!

Interviste, cronaca e notizie
sabato 27 giugno 2026

L’Arpa di San Venanzo: l’arpa che non si pizzica!
(redazionale)

È cosa nota è risaputa che la musica è una medicina per l’anima, la musica può accompagnare i nostri momenti gioia e allo stesso tempo lenire le nostre melanconie.
E poi ci sono strumenti che hanno capacità e sonorità melodiose, come l’arpa ad esempio che sprigionano suoni quasi ammalianti, tanto da essere definita lo strumento degli angeli.
Di arpe ce ne sono di diversi tipi, ne cito alcuni: l’arpa classica da concerto, l’arpa gallese, l’arpa sudamericana o quella rinascimentale gotica, ma chissà quante altre potrei continuare ad aggiungere a questo elenco.
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Bene, oggi parleremo proprio di un’arpa molto particolare: l’Arpa di San Venanzo, originaria di questo piccolo borgo in provincia di Terni, situato a quasi 500 metri slm.
Questo piccolo borgo ha origini che riconducono in epoca preistorica, ma notizie più certe parlano di San Venanzo come di un avamposto etrusco. La sua particolare posizione consentiva infatti a quell’antico popolo di aver il controllo sul traffico di olio, armi e terrecotte verso l’attuale perugino e la zona del lago Trasimeno. Ma non è del borgo che ci interessa parlare, e nemmeno, in realtà, delle sue tradizioni musicali, delle quali non si conosce nulla.
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Quindi concentriamo la nostra attenzione sull’arpa di San Venanzo, un’arpa molto particolare perché è l’unica arpa al mondo che non si pizzica per produrre suoni celestiali come tutte le altre arpe.
Già!
L’Arpa di San Venanzo non si pizzica… si affetta!
Il suo pentagramma non è fatto di suoni ma diffonde inebrianti emozioni gustative.
Arpa di San Venanzo (immagine di David Salumi)
Il motivo è semplice: l'Arpa di San Venanzo è un'eccezionale mezzena di suino (n.d.r.: mezzo maiale senza testa e coscia) lavorata secondo l'antica arte norcina umbra.
Si ricava da suini allevati allo stato semibrado sul Monte Peglia. Non è un Presidio Slow Food, ma è inserito e catalogato nel progetto dell'Arca del Gusto, che è il catalogo della Fondazione Slow Food che tutela i prodotti artigianali a rischio di estinzione. Ecco perché l'Arpa di San Venanzo è qualcosa di così speciale.
L’arpa di San Venanzo è un prodotto a marchio registrato che racchiude la ricchezza e la maestria di una tradizione artigiana che spinta dalla passione crea questo prodotto particolare facendolo diventare una vera e propria arte.
Questo salume prende il suo nome dalla forma della schiena del maiale che ricorda quello dello strumento musicale. I norcini che la lavorano dicono che gustarla non vada affettata, ma "pizzicata".
Al di là di qualsiasi cosa si possa dire sulla sua forma o sul modo di tagliarla, ogni fetta dell’arpa racchiude contemporaneamente più parti del maiale (lombetto, capocollo, lardo, guanciale e pancetta), offrendo così una vera e propria sinfonia di sapori e consistenze che variano a seconda del punto della mezzena che si assaggia.
Ma come avviene il processo di produzione?
Innanzitutto si parte dalla selezione delle carni, che devono essere di suini pesanti, meglio se allevati allo stato semibrado. Si prepara la mezzena ripulendola e rifilandola.
Quindi si passa alla concia e alla salagione: la carne viene massaggiata e speziata con una miscela tradizionale umbra a base di sale, pepe, aglio e vino, dopo di che si passa alla stagionatura.
I pezzi interi, dal peso che può variare tra i 25 ed i 40 kg, viene fatto stagionare per un periodo che varia da 12 a oltre 24 mesi.
L'Astrolabio di Swanbook
Redazione: Desenzano del Garda
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