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Sarà ancora notte prima degli esami?

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di Franco Fabris - docente di scuola secondaria

C’era una volta la notte prima degli esami, una notte di “lacrime e preghiere” per usare le parole della canzone di Antonello Venditti.
Tutti quanti noi adulti abbiamo il ricordo dell’esame di maturità, dei giorni che precedevano le prove, soprattutto la prova scritta di italiano, da sempre la più temuta dagli studenti. Quest’anno tutte le emozioni, i timori, le paure, le attese che hanno sempre contraddistinto l’esame di Stato potrebbero non esserci. Allo stato attuale l’esame finale, quello che segnava il passaggio all’età adulta, si è ridotto, per via della diffusione del coronavirus e delle conseguenti disposizioni per salvaguardare la salute di commissari e studenti, ad un colloquio orale su tutte le discipline da tenersi di fronte ad una commissione esclusivamente interna. Se l’esame si svolgerà in presenza o a distanza lo sapremo nei prossimi giorni.
Per trovare una situazione simile bisogna tornare indietro al 1943, quando il Ministro dell’Educazione Nazionale Giuseppe Bottai sostituì l’esame di maturità con uno scrutinio finale. Prima del secondo conflitto mondiale, quindi prima del 1940, l’esame si fondava sulla riforma del Ministro della Pubblica Istruzione Giovanni Gentile datata 1923.
L’esame previsto da Gentile era decisamente un ostacolo da superare: quattro prove scritte e un colloquio su tutte le materie dell’intero corso. La commissione, inoltre, era costituita, esclusivamente, da docenti esterni, soprattutto docenti universitari. I dati dell’anno scolastico 1924/1925 parlano chiaro e testimoniano la selezione che questo esame comportava: alla maturità classica i promossi furono il 59,5%, alla maturità scientifica il 54,9%.
Nel secondo dopoguerra, nel 1952, il Ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella ripristinò l’esame di maturità di Gentile, con l’introduzione dei membri interni, prima due poi uno. Nel 1969 il Ministro della Pubblica Istruzione Fiorentino Sullo cambiò le modalità dell’esame: due prove scritte e due materie per il colloquio, con una materia scelta dal candidato.
La commissione continuava ad essere completamente esterna con la presenza di un solo membro interno. Il punteggio finale veniva espresso in sessantesimi.
Questa riforma della maturità rimase in vigore fino al 1994, quando il Ministro della Pubblica Istruzione Francesco D’Onofrio decise di modificare i criteri per la nomina dei presidenti e dei membri esterni della commissione selezionati o fra quelli disponibili nello stesso comune della commissione, oppure nella medesima provincia o regione. Soltanto in casi eccezionali i commissari provenivano da altre regioni.
La riforma Berlinguer del 1997 introdusse parecchie novità a partire dalla denominazione: si passò dall’esame di maturità all’esame di Stato. Le prove scritte vennero ridotte a tre, con la terza prova preparata dalla commissione. Il colloquio orale prevedeva la preparazione su tutte le discipline dell’ultimo anno. La commissione era mista, metà commissari interni e metà esterni.
Cambiava anche il sistema di valutazione. Il voto non venne più espresso in sessantesimi, ma in centesimi.
Le ultime novità rilevanti sono state introdotte dal ministro Letizia Moratti che nel 2001 pose fine alle commissioni esterne introducendone una costituita solo da membri interni. Nel 2007 il ministro Giuseppe Fioroni reintrodusse le commissioni miste. Infine, nel 2017, il ministro Valeria Fedeli ha ridotto le prove dell’esame di stato portandole a due scritti e un colloquio orale.

L'Astrolabio di Swanbook
Redazione: Desenzano del Garda
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