La depressione: impariamo a riconoscerla
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LA DEPRESSIONE: IMPARIAMO A RICONOSCERLA
Viene anche definita il mare oscuro e risulta essere molto invalidante per chi ne soffre. Ne parliamo con il Dottor Nello Di Micco, curatore di diverse rubriche radiofoniche, televisive e su magazine nazionali in qualità di psicologo, oltre che autore del libro “IL TORMENTO DELLE DONNE PER LE INSIDIE DELL’UOMO VIOLENTO”.
La nuova intervista della nostra Francesca Ghezzani affonta un tema di grande attualità.
Dottore, che cosa si intende a
livello clinico per soggetto depresso?
Premetto che non sono
d’accordo nell’etichettare diagnosticamente un soggetto, perché ognuno è
autentico. Diciamo che un soggetto cosiddetto depresso ė una persona che in un
particolare momento della sua esistenza sta passando una situazione di
malinconia, la sua vita è buia, non vede via di uscita, vive un malessere
soggettivo.
In che cosa si distingue da altri
disturbi dell’umore?
Il mal di vivere come viene
chiamato nei nostri giorni è caratterizzato da una sensazione di vuoto, il
soggetto si trova così a vivere un’angoscia profonda che si riversa non
solo su se stesso ma anche in altri contesti come quello relazionale, sociale.
Per rispondere alla sua
domanda, per me non esistono disturbi mentali, bensì persone che hanno un modo
autentico di funzionare; sono contro le diagnosi di categoria perché non
rispettano la singolarità di un soggetto, alle persone viene appioppata una diagnosi
a seguito di segni e sintomi e si finisce con il sostenere che “un soggetto che
presenta n segni e x sintomi ha y disturbo. Dal mio punto di vista ci sono
persone che presentano un malessere.
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Quale incidenza ha in termini di
sesso e età?
Il
mal di vivere si presenta un po’ in tutte le fasce perché è solo l’effetto
visibile di diverse situazioni e vissuti che la persona si è trovata a vivere
nel corso della sua esistenza.
Il trend è in aumento o se ne parla
semplicemente di più?
Dal mio punto di vista il
trend è in aumento. Da qualche anno a questa parte se ne parla sì di più, ma
non si dice tutto: infatti i suicidi stanno aumentando e ciò dimostra che tante
sono le persone che soffrono in silenzio, solitudine, anche se le vediamo nella
società con finti sorrisi stampati sui volti. Del resto, ormai viviamo in una
società dove è importante più l’apparire che l’essere.
Quali sono i sintomi e i segnali che
permettano di diagnosticarla?
Ho difficoltà a
rispondere a questa domanda perché non seguo i criteri da manuale. Io, per
capire il malessere, ascolto il paziente, un ascolto attento tramite il quale cerco
di individuare le informazioni significative che hanno innescato il malessere
soggettivo.
Come se ne può uscire?
Il primo passo è essere
consapevoli di avere una difficoltà, è necessario chiedere aiuto a un clinico,
uno psicologo, uno psicoterapeuta, il quale aiuterà il soggetto a mettere in
parola il proprio malessere perché, attraverso la parola, possiamo liberarci
proprio dei vissuti che ci ingannano e ci fanno stare male.